L'8 ottobre 2026 la Banca d'Italia ha pubblicato la nuova Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita, condotta tra il 25 agosto e il 18 settembre su 2.494 imprese dell'industria e dei servizi con almeno 50 addetti. Il clima migliora rispetto all'estate, ma un dato colpisce più degli altri: oltre quattro imprese su cinque hanno subito rincari dell'energia legati al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello stretto di Hormuz, e circa il 45% di quelle colpite non ha adottato alcuna strategia specifica per farvi fronte.

Cosa dice l'indagine

Il quadro è meno cupo di tre mesi fa, ma resta peggiore di quello precedente la guerra. I numeri principali:

  • Clima generale. Il saldo tra giudizi di miglioramento e di peggioramento della situazione economica sale a -39 punti, da -49. Il recupero è più marcato nella manifattura e al Nord.
  • Domanda. Regge grazie all'estero, mentre quella interna si indebolisce. Nell'industria il saldo dei giudizi scende a -5 (da -1); è positivo nei servizi (+7) e nelle costruzioni (+13).
  • Energia. Il conflitto ha inciso poco sulla domanda e molto sui costi degli input. Delle imprese colpite dai rincari, il 45% non ha reagito con misure specifiche: il 51% nei servizi, il 38% nell'industria.
  • Prezzi. I prezzi di vendita sono saliti del 2,6% nell'industria, dell'1,9% nei servizi e del 3,9% nelle costruzioni. Per i prossimi dodici mesi le imprese prevedono altri aumenti, trainati soprattutto dalle materie prime.
  • Investimenti. Il saldo tra chi prevede di aumentare e chi di ridurre gli investimenti nel 2026 sale a circa +13, da +9. Le condizioni per investire restano sfavorevoli (-24, da -33), soprattutto per le imprese più piccole.
  • Credito. Il 90% delle imprese giudica invariate le condizioni di accesso al credito, e la liquidità attesa è nel complesso adeguata.
Perché riguarda una PMI

Il campione della Banca d'Italia parte da 50 addetti, e sono proprio le imprese più piccole a giudicare peggiori le condizioni per investire. Se quasi metà delle aziende strutturate non ha ancora una risposta ai rincari energetici, è probabile che tra le piccole la quota sia ancora più alta.

Chi ha reagito, come l'ha fatto

Le imprese che una strategia l'hanno adottata si sono mosse in due direzioni, diverse a seconda del settore. Nell'industria circa due su cinque hanno puntato sull'autoproduzione di energia elettrica, per esempio con impianti fotovoltaici. Nei servizi circa un terzo ha cambiato fornitore o rinegoziato i contratti.

Sono due leve con tempi molto diversi. La rinegoziazione dà un beneficio rapido ma resta esposta al prezzo di mercato: se il gas resta caro, il vantaggio si assottiglia al rinnovo successivo. L'autoproduzione richiede un investimento iniziale, ma riduce in modo strutturale la quota di energia acquistata e quindi la dipendenza da eventi come la crisi di Hormuz.

Trasferire i rincari sui prezzi non basta

La maggior parte delle imprese colpite ha trasferito i rincari sui listini, ma in modo parziale: solo il 16% circa lo ha fatto in misura significativa o quasi integrale, mentre il 57% si è fermato a un ritocco moderato. In concreto, per molte aziende la differenza tra costi aumentati e prezzi aumentati è rimasta a carico del margine.

Non è necessariamente una scelta sbagliata: con una domanda interna che si indebolisce, alzare troppo i prezzi può costare clienti. Ma deve essere una scelta consapevole, presa sapendo quanto margine si sta cedendo su ciascun prodotto o cliente, e non l'effetto di listini che nessuno ha avuto il tempo di aggiornare.

Cinque passi per costruire una strategia sull'energia

  • Misurare l'esposizione. Quanto pesa l'energia sui costi totali e su ciascuna linea di prodotto? Senza questo numero ogni decisione successiva è a intuito.
  • Rileggere i contratti di fornitura. Scadenze, indicizzazione, clausole di revisione: capire quando e a che condizioni si può rinegoziare, e confrontare offerte a prezzo fisso e variabile sullo stesso profilo di consumo.
  • Valutare l'autoproduzione con un business plan vero. Superficie disponibile, profilo di consumo, quota di autoconsumo realistica, eventuale accumulo. Il rientro dell'investimento va calcolato con i prezzi di oggi e con uno scenario più prudente.
  • Usare le agevolazioni disponibili. L'iperammortamento del Nuovo Piano Transizione 5.0 comprende anche i beni per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all'autoconsumo, compresi i sistemi di accumulo, per investimenti completati entro il 30 settembre 2028. Ci sono vincoli tecnici, tra cui quelli sull'origine dei moduli fotovoltaici, da verificare prima dell'ordine.
  • Decidere la politica dei prezzi. Su quali clienti e prodotti trasferire i rincari, su quali assorbirli e per quanto tempo: una decisione da prendere con i numeri della marginalità alla mano e da rivedere ogni trimestre.

Su costi, marginalità e piano di cassa con energia e tassi più alti ci siamo soffermati anche nell'analisi del Congiuntura Flash di Confindustria; per le regole dell'iperammortamento vale la guida su Transizione 5.0 e iperammortamento 2026.

Il punto

L'indagine della Banca d'Italia dice che le imprese italiane stanno tenendo: la domanda regge, il credito è stabile e i piani di investimento per il 2026 sono in crescita. Ma dice anche che quasi metà delle aziende colpite dal caro energia lo sta subendo senza una strategia. Per una PMI questa è la vera differenza tra chi esce dalla crisi energetica con costi più bassi e chi ci arriva con i margini erosi: avere un piano, con numeri e scadenze, invece di aspettare che i prezzi tornino giù da soli.

Questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza legale, fiscale o finanziaria. I dati citati provengono dall'Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita della Banca d'Italia (3° trimestre 2026), pubblicata l'8 ottobre 2026, e dalla sintesi di Teleborsa/ANSA. Le condizioni dell'iperammortamento vanno verificate sulla normativa vigente e sulle indicazioni del GSE.

Testo redatto con l'ausilio di sistemi di intelligenza artificiale, a partire dalle fonti citate. La responsabilità editoriale dei contenuti è di Audacis S.r.l. Maggiori informazioni.