Il 2026 si è aperto con un cambio importante per chi investe in beni strumentali: il credito d'imposta Transizione 5.0 non è più attivo per i nuovi progetti ed è stato sostituito dall'iperammortamento. Per le PMI cambia il meccanismo, ma soprattutto cambia il modo di pianificare.

Cosa succedeva con Transizione 5.0

Il piano Transizione 5.0 era il principale strumento di incentivo agli investimenti del biennio 2024–2025: un credito d'imposta su macchinari e software digitali, con aliquote crescenti legate al raggiungimento di un risparmio energetico minimo (almeno il 3% sulla struttura produttiva o il 5% sul singolo processo). Un incentivo generoso, ma con due complessità note: la certificazione tecnica del risparmio energetico e la gestione del plafond, che si è esaurito prima del previsto lasciando molte imprese in lista d'attesa.

Cosa cambia dal 2026

Dal 1° gennaio 2026 la logica del credito d'imposta lascia spazio all'iperammortamento: non più un credito compensabile in F24, ma una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni ai soli fini fiscali, che si traduce in maggiori quote di ammortamento deducibili negli anni.

La differenza più utile per chi pianifica è l'orizzonte temporale: la nuova misura guarda a un arco pluriennale (fino a settembre 2028), un elemento che — per la prima volta da anni — consente di programmare gli investimenti su più esercizi invece di rincorrere la scadenza di fine anno.

In sintesi

Transizione 5.0: credito d'imposta, legato al risparmio energetico, per investimenti fino al 31 dicembre 2025.

Iperammortamento: maggiorazione fiscale dell'ammortamento, orizzonte pluriennale, per gli investimenti dal 2026.

Il nodo degli investimenti "a cavallo"

La situazione più delicata riguarda le imprese con progetti avviati sotto il vecchio regime e non ancora conclusi, o rimaste in coda per esaurimento fondi. Qui le regole di raccordo, le finestre per le comunicazioni di completamento e le condizioni di cumulo richiedono attenzione: un errore nella documentazione tecnica o nel calcolo del risparmio energetico può compromettere l'intero beneficio. È il caso in cui affidarsi a un supporto specializzato ripaga ampiamente il costo.

Perché serve un metodo, non solo un bonus

La lezione degli ultimi due anni è chiara: non basta sapere che esiste un incentivo. Conta capire quale misura è realmente accessibile alla tua impresa, con quale beneficio effettivo, in quali tempi e con quali alternative se lo scenario cambia. In un contesto normativo così fluido, la pianificazione degli investimenti — collegata al piano industriale e ai numeri reali dell'azienda — fa la differenza tra un vantaggio fiscale colto e un'opportunità persa.

Cosa fare, in pratica

  • Mappa gli investimenti previsti nei prossimi 18–24 mesi, prima ancora di guardare agli incentivi.
  • Verifica quali beni rientrano nell'iperammortamento e con quale interconnessione richiesta.
  • Se hai progetti aperti sotto Transizione 5.0, controlla scadenze e documentazione di completamento.
  • Valuta la cumulabilità con altre agevolazioni (bandi, Nuova Sabatini, misure regionali).
  • Costruisci un piano che regga anche se le regole cambiano in corsa.

Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e riflettono un quadro in evoluzione. Misure, aliquote e scadenze vanno sempre verificate rispetto alla normativa vigente e alla situazione specifica dell'impresa, con il supporto di un professionista.